Cyber Spionaggio, Ransomware in crescita!

Dai dati del DBIR di quest’anno si evince quanto sia redditizio il business dei malware, pari al 51% delle violazioni analizzate

Il cyber spionaggio è il tipo di attacco informatico con il quale moltissime aziende, e non solo,  sono costrette a fronteggiarsi.

E’ il Verizon 2017 Data Breach Investigations Report ad avvertirci del pericolo. Una situazione dovuta soprattutto all’aumento esponenziale dei furti di proprietà industriali e intellettuali, di immenso valore per i cybercriminali. Circa 2.000 le violazioni analizzate nel report, la cui origine spesso deriva da una email di phishing. Non trascurabili sono anche i sempre più diffusi ransomware,  utilizzati per estorcere denaro alle proprie vittime; il report di quest’anno evidenzia un aumento dei ransomware del 50% rispetto all’anno scorso.

Nonostante i notevoli rischi, molte sono ancora le aziende che si affidano a sistemi di sicurezza ormai datati ed obsoleti.
“Gli insight del DBIR rendono più omogeneo il panorama della cyber-sicurezza”, ha affermato George Fischer, presidente di Verizon Enterprise Solutions. “I nostri dati consentono a governi e organizzazioni di avere le informazioni necessarie per anticipare gli attacchi informatici, e diminuirne il rischio in modo più efficace. Analizzando i dati identificati dal nostro team di cyber-sicurezza e quelli scoperti da altri team di cyber-sicurezza di tutto il mondo, forniamo dati di intelligence che possono essere utilizzati per cambiare il livello di rischio che un’organizzazione corre”.

Dai dati si evince quanto sia redditizio il business dei malware, pari al 51% delle violazioni analizzate. Aumentati del 50% i ransomware, a dispetto della classifica del 2014 dove si piazzavano al 22esimo posto. Anche il phishing si dimostra ancora una volta una tecnica vincente: sfruttato nel 43% delle violazioni di dati.
Cresce il pretexting, una nuova tecnica che riguarda soprattutto i dipendenti del settore finanziario – quelli responsabili delle transazioni di denaro. Il comune denominatore resta sempre la posta elettronica, principale veicolo di infezione, coinvolta nell’88% degli incidenti di pretexting, seguita dalle comunicazioni telefoniche, che hanno causato poco meno del 10% di questo tipo di attacchi.

E’ bene inoltre sottolineare che la sicurezza non è un rischio solo per le grandi o medie imprese; il 61% delle vittime prese in esame nel report sono state aziende con meno di 1.000 dipendenti. “I cyberattacchi che sfruttano il fattore umano sono ancora un tasto dolente,” afferma Bryan Sartin, Executive Director, Global Security Services di Verizon Enterprise Solutions. “I cybercriminali sfruttano soprattutto quattro aspetti principali del comportamento umano per convincere gli utenti a rivelare informazioni: entusiasmo, distrazione, curiosità e incertezza. E, come dimostra il nostro report, è una strategia efficace, dato l’aumento in termini di phishing e di pretexting per quest’anno”.

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